Τρίτη, 11 Απριλίου 2017

BELLINI DELLE STELLE-LAZZARO URBANO :DONGO LA FINE DI MUSSOLINI

Αφήγηση του Urbano Lazzaro με το ψευδώνυμο Bill.
« Έπιασα το Mussolini, στο Dongo. Τον συνέλαβα εγώ ο ίδιος. Τώρα είναι κάτω από ισχυρή συνοδεία, στο σαλόνι του Δημαρχείου. »
Υποδέχομαι μάλλον αδιάφορα την είδηση. Δεν συνειδητοποιώ τη σπουδαιότητα του γεγονότος. .....
« Πάει καλά, πάμε » λέω. Και κατευθυνόμαστε προς το χωριό. Καθώς περπατάμε ,ο Bill μου διηγείται τα όσα έχουν συμβεί.
Nel frattempo io, a Dongo, proseguo l'operazione di controllo. II rumore della sparatoria contro l'autoblinda non mi turba. In breve tutto é finito: i fascisti si sono arresi. Due di essi pero hanno tentato di fuggire; uno, Paolo Porta, fedérale fascista di Como e ispettore genérale dei Fasci dell'Alta Italia, é stato ripreso subito; l'altro non e stato ancora scovato, essendosi gettato fra i cespugli e le rocce della sponda del Lago. Le ricereche continuano.
Τον σκουντώ στον ώμο και του λέω:« Σύντροφε! »
Καμιά κίνηση, καμιά απάντηση.
Με πλησιάζουν ο λοχίας Di Paola και ο οδηγός Pirali 
από το Dongo,που παρατηρούν με περιέργεια τη σκηνή.
Με ειρωνική και απότομη φωνή,τον ξαναφωνάζω σκουντώντας
 τον παράλληλα στον ώμο.« Εξοχότατε! »
Δεν απαντά, δεν κουνιέται.Τότε νευριασμένος φωνάζω δυνατά:
« Cavalier Benito Mussolini! »
Mentre sonó intento alia verifica dei documenti dei soldati tedeschi sul secondo camion, e non mi passa neppure in mente l'avvertimento di Pedro circa la presenta di Mussolini nella co­lonna, mi sentó chiamare forte e concitatamente:« Bill!... Bill!... »
Scendo súbito dal camion e vado incontro al garibaldino che mi chiama. É Giuseppe Negri, zoccolaio di Dongo, il quale i stato in carcere per circa tre mesi perché favoreggiatore dei par­tigiani, al tempo della cattura e fucilazione del Comandante e del Commissario della 52a Brigata Garibaldi, nel mese di dicembre 1944.
« Oh, Bill, vieni qui in disparte! » dice piano emozionatissimo ed eccitato.
« Be'! che c'é ora? » gli chiedo stupito di vederlo cost agitato.
« Oh! Bill, ghé chi el "Crapun"!» mi sussurra pianissimo all'orecchio.
« Va la! Tu stai sognando! »
« No, no, Bill, é proprio Mussolini; l'ho visto con i miei occhi! »
« Ma no, hai visto male. Ti sei sbagliato di certo! »
« Ma Bill, ti giuro che l'ho visto, ed é lui!»
« Ε dove l'hai visto? »
« É su un camion qui vicino, vestito da tedesco!»
La notizia é troppo straordinaria, troppo entusiasmante, per credervi subito. Non mi riesce infatti a crederci del tutto, ma mi sentó eccitato.
« Guarda che ti sei sbagliato!» insisto ancora, ma incomincio a non essere piü cosí incrédulo.
« No, no, Bill, l'ho visto e l'ho subito riconosciuto! Ti giuro che é proprio lui, proprio Mussolini! L'ho riconosciuto. »
«Fermati un momento, allora» gli dico, poiché sta trascinandomi per il braccio verso il camion « e spiegami dove e co­me l'hai visto. »

« Sono salito sul camion per controllare i documenti dei te­deschi, come mi avevi ordinate. Giü presso il camion c'era il maresciallo della Guardia di Finanza Di Paola, che mi disse di esaminare bene tutti. Uno ad uno esamino i documenti che mi vengono presentan. Ne rimane ancora uno da controllare. É un individuo accucciato presso la cabina di guida, con le spalle appoggiate alla sponda sinistra del camion. Non lo si vede in viso perché tiene il bavero del cappotto rialzato, e l'elmetto tedesco calato sul viso. Mi dirigo verso di lui per chiedergli i documenti, ma i tedeschi del camion mi fermano e mi dicono:
« "Camerata ubriaco, camerata ubriaco...!"
« Non do loro retta e mi avvicino all'individuo. Presso di lui vi é un mucchio di coperte, ed una gli copre una spalla. Mi metto al suo flanco e gli abbasso il bavero del cappotto.


Bellini Delle Stelle--
Lazzaro Urbano
:DONGO

LA FINE DI MUSSOLINI
OSCAR MONDADORI

 1975
Σελ. 217
 Lui sta sempre immobile. Lo vedo solo di profilo, ma lo riconosco im­mediatamente. Bill, ti giuro che é Mussolini, l'ho riconosciuto! Allora ho fatto finta di niente e sono sceso a cercarti. II maresciallo mi ha chiesto cosa succedeva, ma io non gli ho risposto e sonó corso da te. »
Ora gli credo. Ma pensó che é bene operare senza troppo ru­more e senza apparato di forze. Dico a Negri: « Senti, Negri; tu non devi dire niente a nessuno. Mostrami quale é il camion, e poi vedrό il da farsi. Se i tedeschi si accorgono che abbiamo scovato Mussolini potrebbero fare resistenza. Andiamo ora! »
Negri, che é corso davanti a me, si ferma dietro ad una plan­ta del lungolago e mi dice:

« L'hai sorpassato, Bill! É piú indietro! »
Σε χρόνο ανύποπτο ο Χίτλερ είχε πει στον
τότε ισχυρό Ηγέτη της Ρουμανίας ,
Αντονέσκου.
"Ο άνδρας που αφήνεται να ανατραπεί
από την διοίκηση που ασκεί ,
φανερώνει την ανικανότητά του
να χειριστεί ένα πολυβόλο.
Στον 20 αιώνα ένας δικτάτορας δεν

ανατρέπεται .Αν πέφτει ,
πέφτει γιατί αυτοκτονεί..


« Dov'é? »
Mi indica il camion dietro di me.
« Quello? » domando indicando il camion con il braccio. Mi fa cenno di si.
Allora guardo e vedo la sagoma dell'individuo accucciato vi­cino alia cabina, ed avvicinatomi, la indico a Negri, che mi fa un cenno di conferma.
Poi, improvvisamente urla:
« Fai attenzione, Bill, i tedeschi sono armati! »
Guardo sul camion; i tedeschi fanno finta di nulla, ma mi accorgo che mi sorvegliano attentamente. Osservo l'individuo che volta le spalle. E' proprio come me lo ha descritto Negri: indossa il cappotto e l'elmetto tedesco, ed il bavero del cappot­to é rialzato. Gli batto su una spalla e lo chiamo:
« Camerata! »
Nessun movimento, nessuna risposta. A me si sono avvicinati il maresciallo Di Paola e l'autista Pirali di Dongo, i quali osservano curiosi la scena.
Con voce irónica e seccata, chiamo ancora, sempre battendogli una spalla:
« Eccellenza! »
Non risponde, non si muove. Ed allora, irritato, grido forte:
« Cavalier Benito Mussolini! »
La sagoma ha un sussulto. Guardo i tedeschi che osservano muti la scena. Qualcuno di loro impallidisce. Ora sano certo dell' identita dell'individuo.
In tanto parecchi garibaldini e molta folla sono corsi verso il camion. Mi aggrappo alla sponda e vi salgo sopra. Mi avvicino all'uomo sempre immobile e muto. Ha l'elmetto abbassato sulla fronte ed il bavero gli copre interamente il volto. Gli tolgo l'elmetto e vedo il cranio calvo e la sagoma caratteristica del suo capo. Gli tolgo gli occhiali da sole e gli abbasso il bavero del cappotto: é lui, Mussolini!
L'uomo che ha fatto tremare il mondo, che mi ha entusiasma­to, negli anni piü giovani, che ho maledetto in seguito, é li, ac­cucciato ai miei piedi, pallido, quasi senza vita.
Tra le ginocchia tiene un mitra, la cui canna é puntata sotto il mentó. Gli tolgo l'arma, consegnandola all'autista Pirali, che e salito in quel momento.
Aiuto Mussolini ad alzarsi.
« Ha altre armi? » gli domando.
Non apre bocca, si sbottona il pastrano. Infilata la mano tra la cintura e i pantaloni trae una pistola: e una Glisenti auto­matica calibro 9 prolungato, mancante di una guancia; me la consigna. Me la caccio in tasca.
Ora siamo li in piedi, l'uno di fronte all'altro. Sento che devo dire qualcosa, qualcosa che lui aspetta ora a capo alto, con uno sguardo vuoto, fuori del tempo. II suo volto é cereo, ed in quello sguardo fisso, ma assente, io leggo un'estrema stanchezza, non paura; Mussolini sembra non aver piú volontá, spiritualmente morto: é una cosa che mi colpisce.
Una folla enorme si é adunata interno al camion ed urla: i tedeschi donano alia popolazione le loro armi perimbonirsela: evidentemente hanno paura di rappresaglie da parte nostra per aver tentato di occultare Mussolini, contravvenendo agli accordi stabiliti.

« In nome del popolo italiano, l'arresto! »


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