Σάββατο, 23 Φεβρουαρίου 2013

F.T. MARINETTI: MANIFESTO DEL PARTITO FUTURISTA ITALIANO

Carrà: Prigionieri di guerra
(Αιχμάλωτοι πολέμου)
1. Il partito politico futurista che noi fondiamo oggi vuole un'Italia libera forte, non più sottomessa al suo grande Passato, al forestiero troppo amato e ai preti troppo tollerati: una Italia fuori tutela, assolutamente padrona di tutte le sue energie e tesa verso il suo grande avvenire.

2. L'Italia, unico sovrano. Nazionalismo rivoluzionario per la libertà, il benessere, il miglioramento fisico e in­tellettuale, la forza, il progresso, la grandezza e l'orgoglio i tutto il popolo italiano.

3.Educazione patriottica del proletariato. Lotta contro l' analfabetismo. Viabilità. Costruzione di nuove strade e ferrovie. Scuole laiche elementari obbligatorie con sanzioni penali. Abolizione di molte Università inutili e dell' insegnamento classico. Insegnamento tecnico obbligatorio nelle officine. Ginnastica obbligatoria con sanzioni penali. Educazione all'aria aperta, sportiva e militare, scuole di coraggio e d'Italianità.

4.Trasformazione del Parlamento mediante un'equa partecipazione di industriali, di agricoltori, di ingegneri e di Commercianti al Governo del Paese. Il limite minimo di età per la deputazione sarà ridotto a 22 anni. Un minimo di deputati avvocati (sempre opportunisti) e un minimo di deputati professori (sempre retrogradi). Un parlamento sgombro di rammolliti e di canaglie. Abolizione del Se­nato.
Se questo Parlamento razionale e pratico non dà buoni risultati, lo aboliremo per giungere ad un Governo tecnico senza parlamento, un Governo composto di 20 tecnici eletti mediante suffragio universale.
Rimpiazzeremo il Senato con una Assemblea di con­trolo composta di 20 giovani non ancora trentenni eletti mediante suffragio universale. Invece di un Parlamento di oratori incompetenti e di dotti invalidi, moderato da un Senato di moribondi, avremo un governo di 20 tecnici eccitato da una assemblea di giovani non ancora trentenni.
Partecipazione eguale di tutti i cittadini italiani al Governo. Suffragio universale uguale e diretto a tutti i cit­tadini uomini e donne. Scrutinio di lista a larga base, Rappresentanza proporzionale.

5.Sostituire all'attuale anticlericalismo rettorico e quie­tista, un anticlericalismo d'azione, violento e reciso, per sgombrare l'Italia e Roma dal suo medioevo teocratico che potrà scegliere una terra adatta ove morire lenta­mente.
Il nostro anticlericalismo intransigentissimo e integrale, costituisce la base del nostro programma politico, non ammette mezzi termini né transazioni, esige nettamente l'espulsione.
Il nostro anticlericalismo vuole liberare l'Italia dalle chiese, dai preti, dai frati, dalle monache, dalle madonne, dai ceri e dalle campane.

(Censura)

Unica religione, l'Italia di domani. Per lei noi ci battia­mo e forse morremo senza curarci delle forme di governo destinate necessariamente a seguire il medioevo teocrati­co e religioso nella sua fatale caduta.

6. Abolizione dell'autorizzazione maritale. Divorzio faci­le. Svalutazione graduale del matrimonio per l'avvento graduale del libero amore e del figlio di Stato.

7. Mantenere l'esercito e la marina in efficienza fino allo smembramento dell'impero austro-ungarico. Poi, diminui­re gli effettivi al minimo, preparando invece numerosis­simi quadri di ufficiali con rapide istruzioni. Esempio: due­centomila uomini con sessantamila ufficiali, la cui istru­zione può essere suddivisa in quattro corsi trimestrali ogni anno. Educazione militare e sportiva nelle scuole. Prepa­razione di una completa mobilitazione industriale (armi e munizioni) da realizzarsi in caso di guerra contemporanea­mente alla mobilitazione militare. Tutti pronti, con la mi­nore spesa, per una eventuale guerra o una eventuale ri­voluzione.
Bisogna portare la nostra guerra alla sua vittoria totale, cioè allo smembramento dell'impero austro-ungarico, e alla sicurezza dei nostri naturali confini di terra e di mare, senza di che non potremmo avere le mani libere per sgom­brare, pulire, rinnovare e ingigantire l'Italia.
Abolire il patriottismo commemorativo, la monumento­mania e ogni ingerenza passatista dello Stato nell'arte.

8. Preparazione della futura socializzazione delle terre con un vasto demanio mediante la proprietà delle Opere Pie, degli Enti Pubblici e con la espropriazione di tutte le terre incolte e mal coltivate. Energica tassazione dei beni ere­ditari e limitazione di gradi successori.
Sistema tributario fondato sulla imposta diretta e pro­gressiva con accertamento integrale. Libertà di sciopero, di riunione, di organizzazione, di stampa. Trasformazione id epurazione della Polizia. Abolizione della Polizia poli­tica. Abolizione dell'intervento dell'esercito per ristabilire l'ordine.
Giustizia gratuita e giudice elettivo. I minimi salari ele­vati in rapporto alle necessità della esistenza. Massimo legale di 8 ore di lavoro. Parificazione ad eguale lavoro delle mercedi femminili con le mercedi maschili. Leggi eque nel contratto di lavoro individuale e collettivo. Tra­sformazione della Beneficenza in assistenza e previdenza sociale. Pensioni operaie.
Sequestro dei due terzi di tutte le sostanze guadagnate con forniture di guerra.

9. Costituzione di un patrimonio agrario dei combattenti. Occorre acquistare una determinata quantità della pro­prietà terriera d'Italia, pagandola a prezzi da fissarsi con criteri speciali, e darla, con le debite cautele e riserve ai combattenti, o, in caso di loro soccombenza, alle famiglie superstiti.
Al pagamento delle terre così acquistate deve provve­dere la nazione intera, senza distinzione di classe, ma con distinzione progressiva di posizione finanziaria, con elargizioni volontarie e con imposte.
Il pagamento delle terre occorrenti potrebbe estinguersi entro cinquant'anni dallo spossessamene, in modo che il contributo della Nazione, sotto forma di elargizioni o di imposta, sarebbe minimo. Rientrino, se ve ne sono, nel patrimonio agrario dei combattenti, le terre espropriate per debito d'imposta.
Tutti i lavoratori manuali che avranno prestato servizio militare nelle zone delle operazioni dovranno essere in­scritti per cura dello Stato nella « Cassa Nazionale di pre­videnza per la invalidità e la vecchiaia degli operai » a far data dal primo giorno del loro effettivo servizio. Lo Stato dovrà pagare i contributi annuali per tutta la durata della guerra. L'iscrizione dei militari combattenti alla « Cassa Nazionale» avverrà d'ufficio, sarà posta a carico dello Stato per tutto il periodo corrispondente al servizio mili­tare, e produrrà un onere continuativo a carico degli in­teressati per tutto il resto della loro vita.
L'assegno congiunto alla concessione di medaglie al valor militare sarà triplicato. - Il limite di età stabilito nei corsi sarà prolungato per i reduci della zona delle ope­razioni di un tempo equivalente alla durata della guerra. - Ai reduci della zona delle operazioni, quando ottengano un pubblico impiego, saranno computati il servizio mili­tare e le campagne agli effetti dell'anzianità e della pen­sione, provvedendo lo Stato, quando ne sia il caso, ai ver­samenti alla Cassa Pensioni per il tempo passato dal mili­tare sotto le armi. - Per dieci anni dopo la guerra le am­ministrazioni dovranno alternare concorsi liberi con con­corsi esclusivamente riservati ai reduci della zona delle operazioni ed ai mutilati di guerra fisicamente suscettibili del servizio richiesto.

10. Industrializzazione e modernizzazione delle città morte che vivono tuttora del loro passato. Svalutazione della pericolosa e aleatoria industria del forestiero.
Sviluppo della marina mercantile e della navigazione flu­viale. Canalizzazione delle acque e bonifiche delle terre malariche. Mettere in valore tutte le forze e le ricchezze del paese. Frenare l'emigrazione. Nazionalizzare e utilizza­re tutte le acque e tutte le miniere. Concederne lo sfrut­tamento a enti pubblici locali. Agevolazioni all'industria e all'agricoltura cooperative. Difesa dei consumatori.

11. Riforma radicale della Burocrazia divenuta oggi fine a sé stessa e Stato nello Stato. Sviluppare per questo le autonomie regionali e comunali. Decentramento regionale delle attribuzioni amministrative e relativi controlli. Per fare di ogni amministrazione uno strumento agile e pra tico, diminuire di due terzi gli impiegati raddoppiando gli stipendi dei Capi-servizio e rendendo difficili ma non teorici i concorsi. Dare ai Capi-servizio la responsabilità diretta e il conseguente obbligo di alleggerire e semplifi care tutto. Abolire l'immonda anzianità, in tutte le amministrazioni, nella carriera diplomatica e in tutti i rami della vita nazionale. Premiazione diretta dell'ingegno pratico e semplificatore negli impieghi. Svalutazione dei di­plomi accademici e incoraggiamento con premi della ini­ziativa commerciale e industriale. Principio elettivo nelle cariche maggiori. Organizzazione semplificata a tipo indu­striale nei rami esecutivi.
Il partito politico futurista che noi fondiamo oggi, e che organizzeremo dopo la guerra, sarà nettamente di­stinto dal movimento artistico futurista. Questo continue­rà nella sua opera di svecchiamento e rafforzamento del genio creatore italiano. Il movimento artistico futurista, avanguardia della sensibilità artistica italiana, è necessa­riamente sempre in anticipo sulla lenta sensibilità del po­polo. Rimane perciò una avanguardia spesso incompresa e spesso osteggiata dalla maggioranza che non può inten­dere le sue scoperte stupefacenti, la brutalità delle sue espressioni polemiche e gli slanci temerari delle sue in­tuizioni.
Il partito politico futurista invece intuisce i bisogni pre­senti e interpreta esattamente la coscienza di tutta la razza nel suo igienico slancio rivoluzionario. Potranno aderire al partito politico futurista tutti gli italiani, uomini e don­ne d'ogni classe e d'ogni età, anche se negati a qualsiasi concetto artistico e letterario.
Questo programma politico segna la nascita del partito politico futurista invocato da tutti gli italiani che si bat­tono oggi per una più giovane Italia liberata dal peso del passato e dallo straniero.
Sosterremo questo programma politico con la violenza e il coraggio futurista che hanno caratterizzato sin qui il nostro movimento nei teatri e nelle piazze. Tutti sanno in Italia e all'estero ciò che noi intendiamo per violenza e coraggio.

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